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Schio

Conosciamo l’Assessore Aldo Munarini in carica dal 2014

Qual è la prima cosa che ricorda dell’inizio del suo assessorato?

 

Senza ombra di dubbio l’assegnazione del mio ufficio. L’emozione e la consapevolezza di essere all’interno di un’istituzione, il Municipio, uno spazio esclusivo.

 

Questo aneddoto lo racconto spesso anche oggi. Sono entrato in un ufficio vuoto. Nella mia mente immaginavo l’Ufficio di un Assessore allo Sport ricco di trofei, riconoscimenti, vita sportiva scledense. Chiesi agli uffici adiacenti al mio se c’era del materiale archiviato da mettere in bella mostra. Non c’era nulla.

 

Oggi vedo il mio ufficio con targhe e riconoscimenti raccolti in questi nove anni e sorrido al ricordo del primo giorno. Grazie alle Associazioni che con i loro riconoscimenti hanno arredato e reso ancor più personale il mio ufficio. A fine giornata, prima di chiudere la porta, mi volto e vedo il mio percorso con tutte loro e la Schio sportiva viva e presente.

 

 


 

 

Il suo lavoro di questi anni è stato finalizzato al coinvolgimento delle Associazioni sportive. Quanto ha influito la sua anima sportiva?

 

La mia anima sportiva è stata determinante nello scegliere di accettare questo incarico. Da subito la mia esperienza sportiva è stata un elemento portante per interfacciarmi e conoscere le Associazioni presenti a Schio. Vincente è stata anche la scelta di creare un database completo delle Associazioni che mi ha permesso di tracciare al meglio le loro reali esigenze.

 

Il primo anno di Assessorato è stato un lavoro veramente enorme, fatto di conoscenza, comprensione delle singole esigenze e progettazione di piani da realizzare per soddisfare le necessità evidenziate. È stato difficile far capire quanto importante fosse questa mia disponibilità e necessità all’ascolto. Sicuramente il mio, è stato un approccio inusuale per le Associazioni.

 

Gli anni trascorsi da atleta scledense mi sono serviti a comprendere che il rapporto umano e la presenza sono importantissimi. L’atleta ha bisogno di sentire vicino la propria Associazione e le Associazioni hanno bisogno di sentire la vicinanza di chi le rappresenta. La risposta e la stima che ho ricevuto dalle Associazioni è stata molto importante, positiva e fondamentale per il susseguirsi del mio lavoro come Assessore.

 

 


 

 

Si presenti brevemente: chi era prima di essere l’Assessore allo Sport?

 

L’approccio in politica inizia con i miei 50 anni. Prima gestivo l’attività commerciale di famiglia, nata a Schio nel 1960. Da 9 anni mi divido tra l’attività commerciale e l’attività politica. All’inizio del mio primo mandato, fare l’Assessore era praticamente diventato il lavoro principale. Dovevo conoscere le Associazioni perché da sportivo sapevo molto bene le dinamiche interne di un’associazione sportiva e volevo si fidassero della mia competenza. Competenza acquisita anche all’Associazione Commercianti di Schio quando ebbi un ruolo nel direttivo locale e provinciale.

 

Prima delle elezioni, il mio obiettivo era diventare Consigliere comunale e fare la mia esperienza. La conoscenza politica specifica, non essendo iscritto a nessun partito, mi mancava e la strepitosa vittoria di Lista Civica, mi ha catapultato in una realtà tutta da scoprire.

 

L’esperienza come Consigliere mi è mancata e trovarmi direttamente sulla seggiola di Assessore allo Sport è stato l’input per apprendere, approfondire e creare i rapporti ad oggi consolidati con le Associazioni sportive scledensi. Con consapevolezza confermo che il mio ruolo è stato deciso dalle preferenze ricevute grazie alle mie competenze sportive e non politiche. Mi sento particolarmente orgoglioso di questo percorso di crescita che mi ha dato conferma anche nel secondo mandato con il raddoppio delle preferenze.

 

Una conferma che il lavoro svolto nel primo mandato ed il tempo dedicato sono stati capiti. Ricordo le notti insonni dei primi anni, quando la matassa da sbrigliare mi sembrava enorme. Oggi la maturità e l’esperienza mi permettono di gestire i tempi in maniera più bilanciata e svolgere pertanto i miei due impieghi inserendo anche preziosi momenti di vita privata. La mia settimana mi vede commerciante, Assessore e padre. Durante i fine settimana il mio impegno è presenziare agli eventi sportivi e mi capita di coinvolgere i miei affetti per non tralasciare nulla di ciò che veramente amo fare. Il lavoro lo vivo da sempre con passione e questa è la mia forza.

 

 


 

  

A chi si sentirebbe di consigliarlo?

 

Il mio secondo mandato è ormai giunto al termine. Un consiglio? Più che un consiglio è un augurio: affrontate questa esperienza come un lavoro per voi stessi. Non risparmiatevi, non vivetelo come un impiego bensì come tanti traguardi da raggiungere per la propria comunità. Ascoltate tutto ciò che vi viene detto e sappiate trarne il meglio anche dalle critiche. Osate e provate per cambiare tutto ciò che non è crescita condivisa. Le Associazioni necessitano di questo. E poi la più grande delle motivazioni: l’Appartenenza. Coltivate il vostro senso di appartenenza, per sentirvi gratificati a monte dell’impegno profuso e delle difficoltà che spesso tenteranno di ostacolare il vostro lavoro.

 

Mi piacerebbe anche dare un suggerimento: non siate supponenti. Il ruolo che andrete a ricoprire deve tenervi con i piedi ben saldi a terra e dare il giusto riconoscimento al lavoro svolto in questi anni di attenzione e premura per lo Sport scledense e non solo.

Se partiamo da un grande senso di appartenenza abbiamo già fatto metà del percorso.

 

 


 

 

Quali caratteristiche dovrebbe avere un Assessore allo sport oggi?

 

Ai tempi in cui ero un atleta agonista, l’Assessore era più una figura di rappresentanza (senza nulla togliere ai miei predecessori).

 

Oggi un Assessore alla Sport deve assolutamente avere la capacità di addentrarsi nell’iter burocratico ed economico che le associazioni devono affrontare per adempiere a tutte le incombenze che spesso mettono in croce le piccole realtà. Il Presidente di Società Sportiva riveste un ruolo manageriale, capace di destreggiarsi tra le normative e l’Assessore deve avere le competenze per poterlo supportare. Oggi la passione non è più sufficiente. È importante essere a conoscenza della loro storia, della loro realtà e soprattutto dei loro bisogni. Entrare in empatia con le dinamiche di ogni singola disciplina sportiva facilita la comunicazione tra le parti.

 

 


 

 

Secondo lei di cosa avrà più bisogno la Città di Schio nei prossimi anni sportivi?

 

Continuità è la mia risposta secca.

Negli ultimi 9 anni abbiamo costruito tanti impianti:

– campi sintetici da calcio

– tre nuove palestre

– uno skatepark

 

Uno degli obiettivi ancora aperti e di cui a mio parere la Città di Schio avrebbe bisogno, è la riqualificazione dello Stadio di Via Riboli. Stiamo lavorando con il credito sportivo per il progetto di riqualificazione della pista d’atletica. In passato ha ospitato tanti campioni e purtroppo non essendo omologata per gare ufficiali, da diversi anni è inutilizzata. Il progetto prevede inoltre la riqualificazione energetica e la messa in sicurezza degli spogliatoi e spazi adiacenti. Entro giugno 2024, fine del mio mandato, mi auguro di poter vedere almeno l’inizio dei lavori. Era una promessa dell’intera amministrazione, un progetto molto ambizioso, bloccato forzatamente causa pandemia nel 2019.

 

Penso che nei prossimi anni anche qualche palestra avrebbe bisogno di un restyling, Lanzi e PalaRomare due nomi. Le strutture nei parchi pubblici, la definizione degli spazi per l’arrampicata, esercizi a corpo libero e tutte le attività all’aperto.

 

 


 

 

Quando si parla di riqualificazione, il collegamento all’attività sportiva è diretto?

 

Assolutamente sì, faccio l’esempio dello Skatepark, un’area che negli ultimi anni si era deteriorata. Fin dall’inizio c’è stato un percorso in team con le Associazioni sportive che ad oggi continuano a collaborare assieme a noi per renderla un’area polifunzionale con l’aggiunta di BMX e monopattini.

 

Questo impegno ci ha premiati con l’assegnazione, per la prima volta nel Veneto, dei Campionati Assoluti Italiani di Skateboard da parte della Federazione. Quindi non solo riqualificazione dell’area ma anche impegno nel seguire il rilancio delle attività.

 

Potrei parlare dell’iter burocratico della palestra del Campus, parte del mega progetto che comprendeva lo Stadio del rugby … ma, senza scendere nei dettagli, siamo fieri di aver sbloccato i lavori e consegnato alla città di Schio il nuovo campo da Rugby nel 2015. A ruota abbiamo concretizzato il progetto Faber Box e la palestra del Campus a completamento di quell’area. Con il completamento di tutti e tre i progetti abbiamo così potuto usufruire della donazione di Cariverona che io ringrazio.

 

Ricordo anche la Palestra di Giavenale, progetto arenatosi prima dell’attuale amministrazione e portato a termine con tenacia e costanza.

 

Ogni impianto consegnato permette di incrementare l’attività giovanile, far crescere le Associazioni e migliorare la qualità di vita della Città. Direi tra i primi obiettivi fin dall’inizio, nonostante lo stop forzato di due anni (causa pandemia) nei quali abbiamo rischiati di perdere per strada più di una Associazione. Il Covid ha purtroppo rallentato i nostri obiettivi, abbiamo rischiato di veder chiudere delle Associazioni ma non abbiamo mai smesso di credere che “Un vincitore è un sognatore che non si è mai arreso”.

 

 

 

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