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Stefano Ruaro, il triatleta scledense e la sua volontà indomita

Stefano Ruaro ha 58 anni, è imprenditore, marito e padre scledense e ufficialmente il primo italiano che convive con la malattia di Parkinson ad aver concluso l’ambita competizione estrema.

 

Fino a 35 anni gioca a calcio a Schio e Marano, finchè per un infortunio non smette e si da alla mountain bike. Nel 2016 scopre il triathlon e nel 2019 arriva a completare un mezzo ironman. La passione per lo sport è la sua costante di vita. Una vita che però lo mette presto alla prova. Prima il Covid e le chiusure, poi arriva la diagnosi del neurologo: il Parkinson.

 

“Pensi che le cose brutte accadano solo agli altri, ma non è vero”.

 

La vicinanza di amici e famigliari e l’esempio di altri malati che non si arrendono, lo aiutano a realizzare di essere comunque fortunato: è vivo.

 

Per ricambiare il sostegno che ha ricevuto nel momento del bisogno crea “Indomitri”, un gruppo inclusivo che punta ad aiutare le persone in difficoltà attraverso lo sport e fornendo esempi concreti di chi non si è arreso e ha tirato fuori le unghie.

 

Per far conoscere e crescere Indomitri decide di mettersi in gioco e sceglie l’Ironman come impresa eclatante adatta allo scopo.

 

Una competizione estrema di quasi 4 chilometri di nuoto, 180 chilometri di bicicletta e 43 chilometri di corsa compiuti insieme alla moglie. «Avendo qualche problema di equilibrio – spiega Ruaro – se qualcuno mi scatta davanti c’è il rischio che mi faccia cadere e, così, l’organizzazione ha accettato di far correre con me mia moglie nel ruolo di apripista. Un modo per far capire che nella malattia, anche la presenza di un famigliare, è molto importante»

 

Stefano vuole essere un’ispirazione perché chiunque tenti di raggiungere i propri traguardi, sia anche quello di riuscire a camminare con le proprie gambe per qualche metro come accaduto per qualche membro di IndomiTRI.

 

“Non pensavo di farcela ma al testa ha vinto sul corpo e sono arrivato in fondo, tagliando il traguardo”

 

Forse L’Eccellenza di Schio Città Europea dello Sport ha più la forza di prima, ma compensa con la forza d’animo.

 

 

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